
La povertà scelta con consapevolezza, vissuta non come rinuncia passiva ma come gesto radicale contro l’idolatria del denaro, rappresenta uno degli aspetti più incisivi dell’insegnamento di San Francesco. Allo stesso modo, la sua umiltà non fu mai segno di debolezza o ingenuità: nacque piuttosto da una profonda e instancabile ricerca della verità.
Anche la sua obbedienza non va interpretata come semplice sottomissione. Fu, al contrario, un percorso impegnativo e meditato, orientato a individuare le ragioni più alte dell’unità del popolo cristiano e della Chiesa. In questa prospettiva, il suo esempio continua a parlare con forza anche al presente, offrendo una visione etica e spirituale di grande attualità.
A ricordarlo è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenuto ad Assisi in occasione della Festa nazionale di San Francesco, celebrata nell’ottavo centenario della morte del santo. Nel suo discorso, il capo dello Stato ha sottolineato come l’eredità francescana non appartenga solo alla memoria religiosa, ma rappresenti un richiamo universale per la società contemporanea.
Rievocare oggi l’insegnamento di Francesco significa, secondo Mattarella, mettere in evidenza alcuni principi fondamentali: la dignità di ogni persona, il rispetto per il Creato e l’impegno per la pace. Valori che restano centrali in un’epoca segnata da disuguaglianze, tensioni e nuove fragilità, e che rendono il messaggio del santo di Assisi ancora profondamente attuale.