
La tragica vicenda della strage avvenuta sulla spiaggia di Vergarolla, oggi situata in Croazia, segna un capitolo oscuro nella storia italiana. Il 18 agosto 1946, un centinaio di italiani, tra cui molti bambini in visita per una manifestazione sportiva, furono uccisi in un attacco che lasciò anche circa 200 feriti. Ad oggi, a distanza di 80 anni, i colpevoli e i mandanti di questo orrore restano ancora ignoti. Questo massacro segnò l’inizio di un esodo per circa 300-350 mila italiani dell’Istria, costretti a lasciare la loro patria per cercare rifugio a Trieste.
Nella giornata dedicata al ricordo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha descritto la strage come la “più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana”. Ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di questo evento, grazie all’impegno della comunità italiana di Pola e degli esuli. Meloni ha evidenziato come “ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime”, e ha reso omaggio a Geppino Micheletti, un medico che continuò a prestare soccorso nonostante la perdita dei suoi due bambini e di altri familiari in quella tragedia.
Il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha mostrato il suo attaccamento personale a questa commemorazione, essendo lui stesso figlio di esuli. Durante la cerimonia, si è navigato verso Vergarolla e si è celebrata una messa in italiano, a testimonianza dell’importanza storica e personale di quell’evento. Per la prima volta, le autorità locali italiane e slovene si sono unite nella commemorazione. Un nuovo cippo commemorativo, inaugurato di recente, riporta i nomi di 64 vittime identificate, poiché per quasi trent’anni il monumento era privo dei nomi. La serata si è conclusa con una mostra dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata, e a Trieste è stata celebrata una messa con una cerimonia di deposizione corone al Monumento alle Vittime di Vergarolla.