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Immagine generata con intelligenza artificiale, rappresentativa: non ritrae gli scontri né la sede del Cantiere.
Il centro sociale Cantiere di Milano ha diffuso sui social una presa di posizione dopo gli scontri del 17 ottobre, chiedendo la liberazione delle persone arrestate. Il messaggio è pubblicato insieme a un video sul profilo Instagram del collettivo, in collaborazione con il Coordinamento dei collettivi studenteschi.
Nel comunicato il gruppo collega la mobilitazione alle condizioni della scuola, al razzismo e alla guerra. Rivendica la partecipazione alle piazze di venerdì e sabato e parla di oltre cinquemila persone in ciascuna giornata: una stima degli organizzatori, non un conteggio verificato indipendentemente.
Il testo attribuisce l’esplosione della rabbia anche all’intervento delle forze dell’ordine. Si tratta della ricostruzione e della posizione del collettivo, che non consentono da sole di stabilire la dinamica dei singoli episodi o le responsabilità individuali.
In un aggiornamento delle 22:30 del 17 ottobre, ANSA riferisce, citando fonti qualificate, di circa cinquanta manifestanti fermati e portati in questura dopo i disordini nel centro di Milano. Quasi la metà sarebbe minorenne.
Il dato riportato dall’agenzia riguarda i fermi; il comunicato del Cantiere usa invece il termine arresti. Le due formulazioni vanno mantenute distinte: dalle fonti consultate non emerge la posizione giudiziaria di ogni persona coinvolta.