
La storia dei partiti di sinistra è ricca di appellativi e soprannomi. Dalle “Querce” agli “Ulivi”, passando per “Campo largo”, un termine che ha faticato a farsi accettare. Nonostante le iniziali speranze, è sembrato che questa definizione fosse stata scalzata dalla nuova idea di “progressisti”. Tuttavia, il dibattito sul nome continua.
L’ultima proposta in tal senso è giunta da Giuseppe Conte, presidente del M5s, con l’illustrazione della “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”. Un titolo che divide l’opinione pubblica e che, secondo alcuni, potrebbe risultare anche troppo complesso. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha suggerito invece “Alleanza per la pace e l’ambiente”, definendo il nome di Conte come un “acronimo impronunciabile”. Malgrado questo, Bonelli sostiene che la questione del nome è meno importante rispetto alle tematiche programmatiche da affrontare.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha ironizzato sulla situazione con una battuta sui “populisti antioccidentali”, evidenziando come sia necessario per le forze di centrosinistra stabilire prima il perimetro della loro alleanza. Elly Schlein, segretaria del PD, concorda sulla necessità di far riferimento alla Costituzione, ritenendola il punto di riferimento fondamentale per la coalizione. Tuttavia, c’è chi come Alessandro Onorato di Progetto Civico ritiene che il vero obiettivo sia rendere la Costituzione reale e operativa nella vita quotidiana degli italiani.
In questo clima, il trio formato da PD, M5s e Avs si sta preparando per importanti incontri il 8 e il 15 luglio, a Napoli e Padova. Queste occasioni serviranno per discutere la direzione futura dell’alleanza, al di là delle differenze di nomenclatura. Il tempo dirà se quella dell’Alleanza per la Costituzione troverà il consenso necessario.