
In un clima di tensione interna e internazionale, Palazzo Chigi si aspettava una risposta dalla premier Giorgia Meloni, ma non certo con toni così energici. La premier ha voluto “dare un segnale” fermo, evidenziando che ci sono “limiti” non negoziabili. Prima di approfondire le dichiarazioni rilasciate da Donald Trump, si è affrettata a condannare l’attacco a Papa Leone, definendolo “inaccettabile”. Con un certo sarcasmo, Meloni ha messo in risalto che non ha visto “tanti altri leader esprimersi come me” riguardo al presidente degli Stati Uniti, sottolineando così l’assenza di una subalternità nei suoi confronti.
La frattura si è manifestata in modo sempre più chiaro nelle ultime settimane. Non si registrano contatti ufficiali tra Meloni e Trump dall’inizio del nuovo conflitto in Medio Oriente, un conflitto che i meloniani affermano stia “danneggiando” l’Italia. A rafforzare questa tesi è lo stesso Trump, che ha accusato Meloni di non “essere più coraggiosa” e di non aver avuto comunicazioni recenti con lei. Questo scambio di battute è emblematico, rivelando un’assenza di sudditanza da parte italiana.
Meloni non si è limitata a rispondere alle provocazioni, ma ha anche posto l’attenzione sui temi economici. La premier ha espresso preoccupazione per la situazione economica, avvertendo che la chiusura dello stretto di Hormuz rappresenterebbe un pericolo per le nazioni europee. In questo contesto, hanno già preso forma i preparativi per un incontro con Volodymyr Zelensky, che richiederà un’accresciuta collaborazione e un supporto incondizionato per l’Ucraina. La premier ribadirà che il sostegno dell’Italia non verrà meno fino a quando non si raggiungerà una pace “sostenibile” per il paese e l’Europa nel suo complesso.