
Una condanna netta nei confronti dell’operazione israeliana che ha bloccato la Global Sumud Flotilla al largo di Creta. Questo è il passo seguito da Giorgia Meloni, che ha presieduto un vertice di governo subito dopo l’evento. Rispetto alle dichiarazioni rilasciate l’autunno scorso, quando etichettò gli attivisti pro-Palestina come “irresponsabili”, la premier ha riaffermato di non aver modificato significativamente il suo punto di vista, sottolineando l’inutilità di simili iniziative che, a suo dire, arrecano solo problemi all’Italia mentre non apportano benefici tangibili alla popolazione di Gaza.
Ricordiamo che è trascorso un lasso di tempo considerevole da quando la Flotilla ha rifiutato la mediazione italiana. A settembre, l’esecutivo inviò la nave Alpino per monitorare la situazione applaudendo il compromesso diplomatico. Meloni ha chiarito di non aver considerato l’invio di ulteriori navi, una decisione che verrà discussa con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Nel mentre, il Parlamento ha chiesto **con urgenza** un’informativa per chiarire la posizione dell’esecutivo su questi sviluppi problematici.
Palazzo Chigi ha espresso una forte condanna per il sequestro delle imbarcazioni della Flotilla, richiedendo al governo israeliano la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti, sottolineando il rispetto del diritto internazionale. Meloni ha anticipato che i contatti con le autorità israeliane hanno portato all’assicurazione che gli attivisti verranno sbarcati su un’isola greca.
Commentando le recenti azioni, i partiti di opposizione hanno criticato il governo, definendolo “succube di Israele”. Le segreterie di Pd, M5s e Avs hanno proposto mozioni per richiedere sanzioni contro il governo israeliano e il riconoscimento della Palestina, chiedendo anche un intervento della Corte penale internazionale in merito. La situazione si complica, facendo emergere interrogativi sul futuro delle relazioni Italia-Israele, che potrebbero essere influenzate dalla posizione congiunta di Roma e Berlino.