
Nel centrosinistra il clima resta teso, quasi da resa dei conti continua. A riaccendere la miccia è stato Matteo Renzi, che commentando le parole di Giuseppe Conte ha tirato fuori una battuta di Clint Eastwood: “Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane”. Il riferimento era alla richiesta del leader M5s di avere Elly Schlein come garante di un eventuale accordo. Renzi ha replicato senza giri di parole: “Io non devo dare garanzie, devo portare voti”.
Conte, dal canto suo, continua a tenere la linea dura. Alla Leopolda di Firenze ha liquidato con ironia l’assenza all’evento: “Non mi hanno invitato”. Ma soprattutto ha ribadito il suo no alle armi all’Ucraina, sostenendo che una larga parte degli italiani chiede un cambio di passo sul conflitto. In un post rilanciato sui social, ha anche avvertito che non si presterà a un progetto politico “diluito” o “annacquato”. Un messaggio chiaro: niente compromessi troppo larghi, né con le singole forze né con l’intera coalizione.
Nel Pd, però, prevale ancora un cauto ottimismo. Il presidente Stefano Bonaccini ha chiesto un programma “firmato col sangue”, mentre Renzi propone un modello “alla tedesca” per fissare impegni, tempi e responsabilità. La segretaria Schlein, intanto, sta costruendo il percorso con una serie di tappe nelle feste dell’Unità, difendendo la linea del partito e rilanciando su sanità e spesa sociale.
Dietro le quinte, però, si prepara già un altro passaggio delicato: le primarie. Le ipotesi più accreditate parlano di una consultazione all’inizio del prossimo anno. Prima ancora, ci sarà l’assemblea del Pd del 18 ottobre, chiamata a prorogare il mandato di Schlein. Un appuntamento che potrebbe riaccendere lo scontro con l’area riformista, dove si fa strada l’idea di presentare un candidato alternativo. In questo quadro, il messaggio che arriva da più parti è uno solo: senza unità, il centrosinistra rischia di consegnare la vittoria alla destra.