
In una lettera inviata lo scorso 1° agosto, Fabio Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, ha cercato di esprimere il proprio **rimorso** e **dolore** verso i familiari delle vittime della sua criminale organizzazione. Savi, attualmente in carcere, ha riconosciuto che le sue parole non potranno mai riparare ai danni causati dalla banda, la quale ha seminato terrore tra il 1987 e il 1994, causando **23 morti e oltre 100 feriti**. Nella missiva, Savi ha rivelato di aver ritrattato sotto pressione in precedenti testimonianze, seguendo l’esempio di un fratello che ha mostrato comportamenti che definisce Non da famiglia.
Savi ha affermato di aver sempre evitato di contattare direttamente i familiari delle vittime attraverso una lettera di scuse, ritenendo più corretto **affrontare la situazione** pubblicamente. “Con molto dolore, mi rivolgo a voi dopo aver condiviso il mio tormento di fronte a milioni di persone”, ha scritto, dimostrando così il suo desiderio di una connessione, anche se difficile, con le persone che ha ferito. Allo stesso tempo, ha voluto chiarire di non sostenere le affermazioni del fratello Roberto, che ha recentemente suggerito che ci fossero **complicità** all’interno dei servizi di sicurezza. Savi ha respinto queste insinuazioni, dichiarando che non c’era stata alcuna strategia della paura.
La lettera di Fabio Savi ha suscitato sentimenti di **indignazione** tra i familiari delle vittime. Alberto Capolungo, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, ha commentato che, pur riconoscendo un tentativo di presa di coscienza, le posizioni di Savi rimangono inaccettabili. “Non c’è nulla di nuovo nella sua lettera. La sua narrativa continua a contraddirsi rispetto a quella di suo fratello; pertanto, non possiamo considerare la sua comunicazione come un vero passo verso la verità”, ha dichiarato Capolungo, sottolineando anche che la lettera è stata immediatamente **inoltrata alla Procura**. La risposta dei familiari evidenzia l’afflittiva distanza tra la vita e la sofferenza reale causata dalla banda e le parole di un ex criminale in cerca di redenzione.