
Il recente incontro dei Patrioti europei a Milano, guidato da Matteo Salvini, ha sollevato un ampio dibattito politico e sociale. L’evento ha attirato l’attenzione con le sue critiche all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale, invitando a fermare il Green Deal e a rivedere il patto di stabilità. Nonostante l’assenza di Viktor Orban, il leader della Lega ha espresso il suo supporto al premier ungherese, evidenziando una strategia comune tra i leader sovranisti. Salvini ha lanciato lo slogan ‘In Europa padroni a casa nostra’, richiamando l’attenzione sul tema dell’immigrazione.
Allo stesso tempo, la protesta dei gruppi antagonisti ha acceso fermento nelle strade milanesi. Tre cortei hanno cercato di opporsi al raduno sovranista, con forze dell’ordine mobilitate per mantenere l’ordine. Tensioni tra manifestanti e polizia sono emerse, culminando in interventi con gli idranti per disperdere i contestatori, che hanno risposto lanciando fumogeni e petardi. È stata una giornata di grandi numeri, con circa 10mila persone riunite in piazza Duomo, facendo eco a raduni passati della Lega.
Uno dei punti focali dell’evento è stata la remigrazione, un termine che sembra aver riacquisito vigore nel dibattito politico. Salvini ha chiarito che non si tratta di espellere indiscriminatamente gli immigrati, ma piuttosto di un sistema che collega i diritti all’osservanza delle leggi. “Il permesso di soggiorno è un atto di fiducia”, ha affermato, illustrando l’idea di un “sistema a punti” per la regolarizzazione degli stranieri. Questa proposta ha destato preoccupazioni anche all’interno della coalizione di destra, in particolare tra i membri di Forza Italia, che hanno cercato di tornare a rappresentare un’immagine moderata sull’immigrazione.
Nel frattempo, gli ospiti internazionali, come Jordan Bardella e Geert Wilders, hanno parlato dei temi centrali dell’immigrazione e della sicurezza, sollecitando l’Europa a mantenere saldi i valori cristiani. Con la crescente insoddisfazione verso Bruxelles, Salvini ha chiesto misure drastiche in risposta alla crisi energetica, promettendo un’Europa più autonoma e meno vincolata.