
Operazione Mps: Il Ministero dell’Economia Sotto Accusa
Recenti sviluppi nell’inchiesta relativa alla scalata di Monte dei Paschi di Siena (Mps) a Mediobanca hanno messo in luce il presunto coinvolgimento del Ministero dell’Economia (Mef). Un decreto di perquisizione e sequestro, eseguito giovedì scorso dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ha rivelato una serie di irregolarità. L’accusa si concentra su pratiche di aggiotaggio e ostacoli alle autorità vigilanti come Consob, Bce e Ivass, con indagati tra cui l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente di Luxottica, Francesco Milleri.
Al centro dell’indagine c’è la procedura di Accelerated Book Building (Abb), attraverso la quale il Mef nel novembre 2024 ha ceduto il 15% delle azioni di Mps. Questa operazione, secondo i pubblici ministeri, è stata realizzata in modo che “il mercato fosse lasciato all’oscuro”, evitando comunicazioni necessarie agli organi di controllo. Il pacchetto azionario è stato affidato a Delfin, al Gruppo Caltagirone, a Banco Bpm e ad Anima, ma la modalità di esecuzione ha sollevato interrogativi sulla trasparenza del processo.
Le intercettazioni telefoniche tra gli indagati indicano una strategia collegata al controllo di Generali, uno dei giganti assicurativi a livello globale. C’è un particolare richiamo alle comunicazioni tra Lovaglio e Caltagirone, dove il primo sottolinea l’importanza strategica di Generali. Ulteriori rivelazioni suggeriscono che il Mef abbia esercitato una pressione significativa per allontanare i consiglieri indipendenti, facilitando ulteriormente l’influenza di Caltagirone e Delfin sulla gestione della banca senese.
Questo contesto solleva interrogativi critici sulle dinamiche di governance e sulla necessità di una maggiore trasparenza nel settore bancario. Resta da vedere come si svilupperà la questione in Parlamento e quali conseguenze avrà sulle personalità coinvolte.