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Tar respinge ricorsi referendum, confermata data: tensioni su voto fuorisede e emendamenti

Il Tar del Lazio respinge il ricorso: il referendum sulla giustizia si terrà come previsto

Il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso presentato dal comitato promotore per la raccolta di firme, che contestava la decisione del Consiglio dei Ministri di fissare le date del referendum sulla giustizia per il 22 e 23 marzo. Non ci saranno, pertanto, né rinvii né sospensioni in vista.

Polemiche sul voto dei fuorisede e la decisione della maggioranza

Nel mentre, si intensificano le polemiche riguardo alla scelta della maggioranza di non accogliere le proposte delle forze di opposizione, che chiedevano di estendere la consultazione referendaria per includere il voto dei fuorisede. Questa situazione ha acceso un conflitto aperto tra i partiti e i comitati. I giudici del Tar hanno sottolineato che la richiesta dei ricorrenti è priva di fondamento, poiché esiste già una richiesta legittima presentata dai parlamentari, che consente di procedere con il voto nei “tempi certi e stringenti” stabiliti dalla normativa.

Le reazioni del governo e dei comitati

I comitati favorevoli al sì hanno espresso soddisfazione per la sentenza, con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha definito la decisione del Tar come “di una chiarezza adamantina”. Secondo Nordio, a seguito della richiesta parlamentare, ulteriori condizioni come le cinquecentomila firme sono considerate superflue. Tuttavia, i promotori del ricorso non si sono lasciati scoraggiare: poco prima della sentenza del Tar, hanno presentato oltre 500.000 firme alla Cassazione, considerandola una vittoria nel loro percorso.

Ora si attende il parere dell’Ufficio Referendum, che dovrà valutare l’ammissibilità delle firme e del quesito stesso. In caso di esito favorevole, la Cassazione potrebbe trovarsi di fronte a due quesiti validi, un fatto giuridico senza precedenti. Da parte loro, i membri del ‘Comitato della società civile per il no’ attaccano la “forzatura” del governo riguardo alla data del referendum. Il clima si fa acceso: il presidente Giovanni Bachelet afferma che la rimonta del No è già in corso, mentre i partiti di maggioranza iniziano ad avvertire una crescita del fronte opposto, sottolineando l’importanza di un confronto basato sul merito e sull’opinione dei cittadini.