
Tre dirigenti della Tod’s Spa sono attualmente sotto inchiesta per caporalato, mentre l’azienda stessa è stata registrata ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa per enti, in merito al medesimo reato. Queste indagini provengono dalla Procura di Milano, la quale, come riportato nelle settimane scorse, ha già richiesto l’amministrazione giudiziaria per il noto marchio dell’alta moda a causa di inadempienze nel controllo della catena di subappalti nelle fabbriche cinesi.
Il pubblico ministero Paolo Storari ha avanzato una richiesta al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro, riguardante un’ordinanza di interdittiva che impedirebbe a Tod’s di pubblicizzare i propri prodotti per un periodo di sei mesi. Questa azione segue la scoperta di responsabilità, che ora non si limitano più a negligenze, ma si estendono a ipotesi di dolo da parte dei dirigenti.
Secondo quanto emerge dal dossier investigativo portato avanti dal Nucleo ispettorato lavoro dei Carabinieri, i dirigenti del gruppo di Diego Della Valle avrebbero ignorato completamente i risultati di diversi controlli effettuati presso le fabbriche cinesi dislocate tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo. Le ispezioni e le verifiche sui fornitori hanno evidenziato numerosi segnali di sfruttamento dei lavoratori, con particolare riferimento a **orari di lavoro eccessivi**, **salari insufficienti**, violazioni delle **norme di sicurezza** e **condizioni abitative fortemente degradata**.
Questo sviluppo pone in una situazione delicata Tod’s, un brand che ha costruito la sua immagine su valori di qualità e responsabilità sociale. L’opinione pubblica e i consumatori potrebbero rivalutare il loro legame con un marchio che ora è coinvolto in gravi accuse di sfruttamento. Le conseguenze legali e reputazionali potrebbero avere un impatto significativo non solo sulla gestione attuale, ma anche sul futuro dell’azienda nel mercato della moda.