
Momenti di forte tensione sabato pomeriggio in Torre 13, nel quartiere Madonna Bianca di Trento, dove alcuni colpi di pistola sono stati esplosi contro l’abitazione di un uomo di 39 anni, ai domiciliari e già noto alle cronache per una condanna legata a rapine ai bancomat. L’episodio ha scosso profondamente i residenti della zona sud della città, che si sono trovati improvvisamente nel mezzo di una scena da incubo.
Secondo quanto ricostruito, non ci sono stati feriti, ma la paura è stata enorme. Uno dei proiettili ha addirittura attraversato la tapparella di un appartamento vicino, finendo nell’armadio della stanza in cui una ragazza di 17 anni stava studiando. Un dettaglio che rende ancora più evidente quanto la tragedia sia stata sfiorata per poco.
L’episodio è avvenuto poco dopo le 17 di sabato. Alcuni testimoni, successivamente ascoltati dalla polizia, hanno riferito di aver visto un Suv scuro sfrecciare davanti al condominio con a bordo due persone. Dagli accertamenti iniziali, si tratterebbe di due nomadi sinti provenienti da Bolzano. Sarebbero stati loro, secondo gli investigatori, a esplodere almeno una decina di colpi.
I proiettili, però, non avrebbero centrato soltanto l’obiettivo. La maggior parte ha colpito la facciata del palazzo e un’auto parcheggiata nelle vicinanze, mentre il 39enne, destinatario dell’attacco, si trovava al primo piano con la propria famiglia.
Durissima la presa di posizione del sindaco di Trento, Franco Ianeselli, che ha definito l’episodio un “gravissimo atto di violenza”. Il primo cittadino ha espresso solidarietà ai residenti, sottolineando il clima di paura vissuto da chi abita nel condominio e nei dintorni.
Le forze dell’ordine sono intervenute rapidamente e stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e identificare i responsabili. L’auspicio dell’amministrazione comunale e dei cittadini è che si faccia chiarezza nel più breve tempo possibile su una vicenda che ha lasciato sgomento e apprensione in tutto il quartiere.