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Valditara decreto stranieri: “Non disarticoleremo le classi”, criterio linguistico e deroghe articolo 34

Valditara chiarisce il senso del provvedimento

Alla vigilia del passaggio in Consiglio dei ministri, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha fornito ulteriori dettagli sulla misura che punta a fissare un tetto alla presenza di studenti stranieri nelle classi. Il criterio, ha spiegato, sarà puramente linguistico: non conterà quindi la cittadinanza in sé, ma il livello di conoscenza dell’italiano. L’obiettivo, ha ribadito, è evitare la nascita di “classi ghetto” e favorire un percorso scolastico più equilibrato per tutti.

Il confronto con il Quirinale e le polemiche politiche

Intanto proseguono i contatti tra gli uffici del Quirinale e quelli del ministero per limare il testo del decreto, dopo le tensioni delle ultime ore. Dal Colle non arrivano commenti ufficiali, ma resta fermo il richiamo al diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Valditara ha parlato di polemiche strumentali, respingendo accuse di razzismo o suprematismo. Secondo il ministro, la misura non punta a disarticolare le classi, ma a gestire meglio gli inserimenti dei nuovi arrivati.

Limite del 30% e misure di integrazione

Il provvedimento dovrebbe introdurre un limite del 30% di studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano all’interno della stessa classe. Saranno esclusi dal conteggio i bambini che hanno frequentato la scuola dell’infanzia o che hanno già svolto un numero sufficiente di anni negli istituti italiani. Nei casi più complessi, gli uffici scolastici dovranno distribuire gli alunni in modo più equilibrato tra scuole vicine, prevedendo anche deroghe e un rafforzamento dei corsi di lingua.

Corsi per studenti e famiglie, ma resta il nodo del velo integrale

Tra le misure annunciate c’è anche un finanziamento di oltre 14 milioni di euro per percorsi personalizzati di italiano e corsi obbligatori per i genitori di studenti stranieri con particolari difficoltà. Rimane invece aperta la questione del divieto per burqa e niqab a scuola, norma che potrebbe entrare in contrasto con una sentenza del Consiglio di Stato del 2008. Il dibattito politico resta acceso: da un lato chi considera la misura necessaria per l’integrazione, dall’altro chi la giudica propaganda sulla pelle degli studenti.