
Liliana Segre rilancia con forza l’appello a trovare un’intesa larga sul ddl contro l’antisemitismo, sottolineando la necessità di arrivare a un’approvazione all’unanimità. La senatrice a vita invita i partiti a compiere “un ulteriore sforzo di generosità e responsabilità”, lasciando da parte le convenienze politiche per guardare all’interesse generale del Paese.
Segre osserva che una frattura su un tema tanto delicato rischierebbe di danneggiare l’immagine dell’Italia e di alimentare un clima di intolleranza e odio. Per questo, se fosse davvero utile, si dice disponibile anche a una modifica del testo, considerata però non sostanziale, purché serva a rafforzare la convergenza tra le forze politiche.
Nel suo intervento, la senatrice ricorda anche il precedente del Giorno della Memoria, approvato nel 2000 grazie al lavoro di mediazione del compianto Furio Colombo. Segre richiama quel passaggio come esempio di una scelta alta e condivisa, capace di superare le divisioni di schieramento su un tema storico e civile.
Secondo la senatrice, oggi esistono già punti comuni tra i partiti: il riconoscimento dell’aumento dell’antisemitismo, la necessità di contrastarlo come minaccia non solo per la comunità ebraica ma per la democrazia, e la tutela del diritto di critica verso il governo israeliano.
Dal fronte politico arrivano reazioni positive. Paolo Emilio Russo (Forza Italia), relatore alla Camera, ringrazia Segre e parla di un testo costruito in Senato attraverso il dialogo tra maggioranza, opposizione e associazioni impegnate contro l’antisemitismo.
Anche Piero Fassino (Pd) invita i gruppi parlamentari ad accogliere l’appello della senatrice, definendo la lotta all’antisemitismo un impegno che riguarda l’intera società e non una bandiera di parte.
Di segno opposto la posizione della storica Anna Foa, che giudica il ddl un errore destinato ad avere l’effetto contrario rispetto a quello dichiarato. Secondo Foa, il testo finirebbe per rendere Israele sostanzialmente immune dalle critiche, trasformandosi in un boomerang capace di aumentare l’antisemitismo invece di ridurlo.
Per la studiosa, il problema riguarda anche gli esempi richiamati dalla definizione adottata, che rischierebbero di bloccare il confronto storico e politico. Da qui la sua previsione: la legge potrebbe essere impugnata davanti alla Corte costituzionale.