
Le Nazioni Unite e le altre grandi istituzioni multilaterali mostrano ormai limiti sempre più evidenti: il Consiglio di Sicurezza resta spesso bloccato, la macchina burocratica è lenta e l’influenza dei maggiori finanziatori pesa in modo decisivo. Eppure, secondo il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, immaginare il loro crollo sarebbe ancora più pericoloso. Si aprirebbe infatti uno scenario inquietante, in cui le grandi potenze si dividerebbero il mondo in sfere di influenza senza alcuna regola comune.
La soluzione, per Parolin, non è abolire queste istituzioni, ma riformarle seriamente. Serve una presenza più equilibrata di Africa, America Latina e Asia, insieme a una revisione dell’uso del veto, che troppo spesso paralizza ogni decisione. Il cardinale richiama anche la necessità di rafforzare le capacità di peacekeeping e di prevenzione dei conflitti, oltre a un impegno concreto contro la corruzione interna, che indebolisce la credibilità dell’intero sistema multilaterale.
Parolin ribadisce poi la posizione della Santa Sede sul conflitto tra Israele e Palestina: la prospettiva dei due Stati rimane, al momento, l’unico orizzonte politico capace di garantire una pace davvero giusta e duratura. Se esistono alternative migliori, osserva, saranno naturalmente benvenute. Ma per ora, questa resta la strada più realistica per uscire da una crisi che continua a consumare vite e speranze.
Infine, il cardinale difende con forza la scelta del dialogo. Dire che la pace non si impone con le armi, ma si costruisce con pazienza, non è ingenuità: la forza militare può fermare un attacco o ottenere una tregua, ma non sana le ferite né riconcilia i popoli. Per questo il dialogo non va confuso con il cedimento, bensì con la ricerca di convergenze possibili.
Sul riarmo, Parolin riconosce il diritto alla legittima difesa, ma avverte che il trasferimento sistematico di risorse verso gli armamenti, invece che verso scuole, ospedali e transizione ecologica nei Paesi poveri, finisce per alterare profondamente le priorità del mondo.