
“Rivedo ancora quelle immagini, quelle grida di dolore e di aiuto”. Sono le parole di Alessio Tanduo, caposquadra dei vigili del fuoco di Mestre, che in un video diffuso dal Comando di Venezia è tornato a parlare della strage del 3 ottobre di tre anni fa. Quel giorno un autobus della società La Linea precipitò per una decina di metri dal cavalcavia superiore di Marghera, trasformando un viaggio turistico in una tragedia immane.
Nel racconto del pompiere emergono ancora oggi la tensione e il dramma di quelle ore. “Facendoci spazio tra le lamiere contorte, con le fiamme che lambivano i nostri vestiti e il bus stesso, siamo riusciti comunque a salvare delle vite umane”, ricorda Tanduo. Un intervento complesso, segnato da pericolo e dolore, ma anche dalla consapevolezza di aver strappato alcune persone alla morte. “È questo il pensiero che mi conforta di più”, aggiunge.
Intanto, per la prossima settimana è attesa una nuova tappa giudiziaria: il 7 ottobre è fissata l’udienza per discutere le richieste di patteggiamento presentate da sette indagati, tutti funzionari o dirigenti del Comune, accusati di omicidio stradale plurimo. Le pene proposte davanti alla gup di Venezia Benedetta Vitolo sarebbero tutte inferiori ai due anni. A opporsi è l’Associazione italiana familiari e vittime della strada, che chiede invece di arrivare a un processo.
Secondo l’ipotesi dei pm veneziani Laura Cameli e Giorgio Gava, la caduta sarebbe stata favorita da un varco nel guardrail. Il mezzo, colpito da un guasto allo sterzo, avrebbe urtato la barriera per circa 50 metri prima di trovare un’apertura di circa 2,40 metri e precipitare. A bordo c’erano 35 passeggeri, per lo più turisti stranieri diretti dal centro di Venezia al campeggio Hu di Marghera: 22 persone morirono, altre 14 rimasero ferite. I familiari delle vittime sono stati risarciti con oltre 20 milioni di euro dalla compagnia assicurativa del bus, Allianz.