
A quasi quarant’anni dal grande incontro voluto da San Giovanni Paolo II, Assisi si prepara ad accogliere un’altra giornata simbolica dedicata al dialogo tra le fedi. Più di ottanta leader religiosi, provenienti da tradizioni diverse come Ebraismo, اسلام, Cristianesimo e Buddismo, si ritroveranno davanti alla Basilica di San Francesco per una preghiera comune. L’obiettivo è quello di rilanciare un messaggio di pace che, pur nel rispetto delle singole identità, unisca tutti in un’intenzione condivisa.
L’evento si inserisce nell’Incontro internazionale “Per una pace disarmata e disarmante”, che prenderà il via domenica 25 e culminerà martedì 27 con la celebrazione più attesa. Prima della preghiera, i lavori affronteranno temi di grande attualità, tra cui intelligenza artificiale, migrazioni e democrazia. Saranno in totale 155 i relatori, provenienti da 53 Paesi, a dare vita a forum e dibattiti che precederanno il momento religioso più intenso.
Il richiamo allo spirito di Assisi, nato nel 1986, resta forte ancora oggi. Secondo Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, le religioni possono offrire un contributo decisivo in un tempo segnato da sovranismi, nazionalismi e crisi del multilateralismo. Tra i partecipanti figurano il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il patriarca ecumenico Bartolomeo, l’arcivescova di Canterbury Sarah Mullaly, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e il cardinale Matteo Zuppi. Presente anche il metropolita del Patriarcato di Mosca Antonij, in un segnale che pesa in un momento di forti tensioni tra Oriente e Occidente cristiano.
La memoria dell’incontro voluto da Wojtyla resta viva nell’immaginario collettivo: quella piazza piena di leader religiosi, ciascuno con i propri simboli e colori, è ancora oggi un’immagine potente. Allora non mancarono critiche e timori di sincretismo, ma il Papa scelse di andare avanti. Oggi, a distanza di decenni, Assisi prova di nuovo a parlare al mondo con una voce sola: quella della pace, del dialogo e della responsabilità comune.