
Nel giorno successivo all’idea, rilanciata dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, di andare a un voto anticipato a maggio accorpando Politiche e Amministrative, la discussione si è accesa. A pochi giorni dal passaggio decisivo sulla legge elettorale, destinata a superare senza scossoni il voto della Camera blindata dalle fiducie, l’ipotesi di una legislatura più breve divide la maggioranza. Fratelli d’Italia, almeno ufficialmente, non interviene. Nei retroscena, però, l’idea viene considerata tutt’altro che impossibile, anche se la sortita di Malan è stata giudicata da molti come prematura e poco coordinata con gli alleati.
Tra gli alleati, infatti, prevale lo scetticismo. Dalla Lega a Forza Italia, fino ai centristi di Maurizio Lupi e all’Udc, nessuno sembra intenzionato a sostenere un ritorno alle urne in primavera. Le ragioni cambiano a seconda del partito. Per i leghisti, a frenare è soprattutto il percorso ancora aperto dell’autonomia differenziata, che resta un cantiere politico centrale. Il presidente dei senatori Massimiliano Romeo è stato netto: prima di parlare di elezioni anticipate, bisogna concludere quel dossier.
Più prudente, ma comunque contrario, il messaggio che arriva da Antonio Tajani. Il segretario azzurro ribadisce la linea della continuità fino alla fine naturale della legislatura. Lo stesso vale per diversi esponenti del partito, che vedono nella stabilità un valore da difendere. Anche dentro FI, però, non mancano valutazioni più pragmatiche: c’è chi pensa che, se i sondaggi premiassero una nuova forza emergente, potrebbe convenire accelerare i tempi.
Dall’altra parte, i meloniani ragionano anche in funzione delle prossime elezioni amministrative, che coinvolgeranno città chiave come Roma, Napoli, Milano e Bologna. Il timore è che una sconfitta in quei comuni possa pesare anche sul quadro nazionale, soprattutto se le politiche arrivassero dopo. A questo si aggiungono le considerazioni economiche: doppio appuntamento elettorale significherebbe costi elevati e una campagna in piena estate, con il rischio di una partecipazione più debole.
Intanto, dentro Forza Italia si registrano anche tensioni locali. In Sicilia, secondo indiscrezioni, ci sarebbe stata una telefonata molto tesa tra Tajani e il presidente della Regione Renato Schifani. Sullo sfondo ci sarebbe il tema della sua possibile ricandidatura nel 2027, un dossier che a Palermo viene dato quasi per certo ma che a Roma suscita sempre più dubbi. Un segnale in più di come, nella maggioranza, il clima resti tutt’altro che sereno.