
La lunga attesa per il rimpasto nel governo sembra avviarsi verso una conclusione, con la possibilità che mercoledì prossimo si facciano finalmente delle scelte definitive per le poltrone vacanti. Sebbene il Consiglio dei ministri non sia ancora stato convocato ufficialmente, le indicazioni portano a pensare che la data del 22 possa risolvere le questioni aperte, tra cui la sostituzione di figure chiave come il ministro della Giustizia Andrea Delmastro e il neo-ministro della Cultura Gianmarco Mazzi. In tutto, sono sei i posti che potrebbero essere assegnati nuovamente.
Tra le voci circolanti, spicca il nome di Paolo Barelli, ex capogruppo di Forza Italia alla Camera, che potrebbe ricevere un incarico ministeriale. Le speculazioni suggeriscono che Barelli possa essere nominato per i Rapporti con il Parlamento, un ruolo che non richiede portafoglio e, pertanto, non comporterebbe problemi di incompatibilità legati alla sua posizione alla guida della Fin. A fianco di Barelli, l’attuale rappresentante azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, con la possibilità che Barelli assuma un incarico di viceministro, sebbene questo sia un ruolo raro in un ministero senza portafoglio.
Sul fronte della Consob, il sottosegretario al Mef, Federico Freni, risulta essere il principale candidato per la direzione dell’autorità di vigilanza sui mercati. Tuttavia, la sua nomina è soggetta ad approfondimenti, considerando che ha un legame stretto con la riforma del mercato dei capitali. Fonti vicine alla maggioranza sostengono che ci siano precedenti simili, in cui componenti dell’esecutivo sono passati con successo a ruoli come quello della Consob.
Da parte dell’opposizione, i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, come Mario Turco, hanno sollevato forti dubbi sull’opportunità di tale nomina. Secondo loro, è cruciale mantenere l’indipendenza e la garanzia dell’autorità, al fine di evitare qualsiasi percezione di conflitto di interesse.
In attesa di mercoledì, il clima politico è teso: le opposizioni criticano un rimpasto percepito come elusivo delle necessarie formalità e del dibattito democratico. Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico in Senato, ha affermato che l’attuale situazione mette in evidenza la tendenza della destra a ignorare le regole e i principi di trasparenza.