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Lega propone uscita unilaterale dal patto di stabilità, ma FdI e FI chiedono revisione Pnrr e coesione mentre il governo negozia con Bruxelles

Crisi di governo: tensioni nella maggioranza a poche ore dal voto

Alla vigilia di una settimana decisiva per l’esecutivo, con l’arrivo del Documento di finanza pubblica in Parlamento e due importanti riunioni del Consiglio dei ministri, emergono segnali di malcontento all’interno della maggioranza. Il tema centrale in discussione riguarda i contenuti della risoluzione comune da presentare in Aula giovedì. Anche se il dialogo tra i partiti alleati non è ancora iniziato, il capogruppo leghista in commissione Bilancio del Senato, Claudio Borghi, anticipa le proposte del suo partito, suggerendo di includere nel documento la possibilità di un “abbandono del patto di stabilità”, anche in forma unilaterale se l’Unione Europea non offrirà risposte adeguate. La Lega, dunque, intende portare avanti questa questione.

Reazioni contrastanti dalle forze politiche

Questa proposta ha però suscitato reazioni di cautela tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Marco Osnato, economista di FdI, ha avvertito contro approcci eccessivamente audaci, sottolineando che i parametri europei devono essere considerati come strumenti e non come obiettivi in sé. Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, ha messo in guardia sui potenziali effetti negativi di una scelta così drastica, suggerendo invece la necessità di trovare soluzioni condivise con l’UE per evitare conseguenze come l’aumento dello spread.

Strategie alternative in discussione

In relazione alla questione delle risorse, gli azzurri stanno esplorando una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e dei fondi di coesione, un’opzione che sembra avere l’approvazione della commissione europea. Si guarda con interesse alla recente rimodulazione di 7 miliardi di euro proposta dal commissario Raffaele Fitto, destinata a settori prioritari come l’energia e la difesa. Nonostante ciò, il muro dell’Unione Europea contro la sospensione del patto di stabilità appare difficile da superare.

La battaglia non è finita: il governo continua a trattare intensamente, cercando alleanze internazionali, in particolare con la Francia, per affrontare l’opposizione dei Paesi fiscali rigorosi. Inoltre, si sta considerando la possibilità di inserire nella risoluzione di maggioranza una richiesta di sospensione delle regole contabili europee, Un documento interno dei meloniani suggerirebbe anche l’attivazione della ‘clausola di salvaguardia nazionale’ per derogare alle regole stabilite in situazioni eccezionali.

La questione del bilancio rimane aperta: il ricorso all’indebitamento viene percepito da alcuni come ultima ratio, dato che, accumulando solo debito, le conseguenze ricadrebbero sempre sui cittadini italiani, incidendo su tassi di interesse e prestiti. Se da un lato si propone una revisione della spesa per energia, dall’altro, l’idea di Carlo Fidanza (FdI) di scorporare dal deficit le spese energetiche e sospendere il sistema ETS per le industrie più colpite pone interrogativi su come l’Europa stia affrontando una crisi sempre più urgente.