
Calano vertiginosamente i livelli di libertà di stampa nel mondo: è questo il drammatico resoconto fornito da Reporters Sans Frontières (Rsf) nel suo recente ‘World Press Freedom Index 2026’. Ad essere colpita è anche l’Italia, simbolo dell’Umanesimo, che è scivolata dalla 49ª alla 56ª posizione su un totale di 180 Paesi. Anche gli Stati Uniti, notoriamente visti come un baluardo della libertà giornalistica, hanno visto un inaspettato declino, scendendo al 64º posto, tra Botswana e Panama. Un fenomeno impensabile fino a qualche anno fa.
Nel Bel Paese, la libertà di stampa è sotto assalto. Come sottolinea Rsf, le “organizzazioni mafiose” continuano a rappresentare una grave minaccia, specialmente nel Sud, insieme a piccoli gruppi estremisti che non esitano a ricorrere alla violenza. I reporter si trovano a fronteggiare anche l’intento della classe politica di limitare l’informazione giudiziaria attraverso una controversa ‘legge bavaglio’, che si somma alle pratiche di intimidazione legate alle cause legali SLAPP (Strategic Lawsuit Against Public Participation).
Come se non bastasse, la situazione lavorativa per i giornalisti italiani è sempre più precaria. Rsf avverte che questa instabilità compromette la qualità e l’indipendenza del giornalismo nel nostro Paese, che ora appare distante dagli standard dei Paesi fondatori dell’Unione Europea. Vittorio di Trapani, presidente della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi), ha denunciato che le problematiche già segnalate, come il controllo governativo sulla RAI e l’assenza di leggi a tutela della libertà di espressione, continuano a caratterizzare la scena informativa.
Secondo Rsf, oltre il 52% delle nazioni nel mondo vive in una condizione di libertà di stampa “difficile” o “molto grave”. Una piccola percentuale, addirittura meno dell’1%, può affermare di trovarsi in un contesto positivo per l’informazione. Tra le nazioni più virtuose, si conferma la Norvegia al primo posto, seguita da altri Stati nordici come Olanda ed Estonia. Intanto, l’Eritrea mantiene la sua posizione più bassa nella classifica, con la Siria che, a sorpresa, segna un significativo miglioramento.
In questo contesto, Anne Bocandé, direttrice editoriale di Rsf, ha concluso che sono necessarie politiche di protezione concrete per i giornalisti e che spetta ai cittadini di ciascuna democrazia mobilitarsi contro le forze oppressorie. “Il contagio autoritario non è una fatalità”, ha avvertito, richiamando alla responsabilità collettiva.