
La procura di Spezia avvia un’indagine sul rigassificatore di Panigaglia
La procura della Repubblica di Spezia ha intrapreso un’indagine mirata a esaminare la safety del rigassificatore situato a Panigaglia. Recentemente, come riportato dall’edizione locale de Il Secolo XIX, il personale della Guardia di Finanza ha effettuato un’ispezione riguardante l’impianto, accompagnato da un esperto designato dalla pm Elisa Loris, responsabile del caso. Al momento, l’inchiesta è in fase esplorativa e si propone di identificare eventuali problematiche legate alla sicurezza dello stabilimento, localizzato nel comune di Porto Venere.
L’inchiesta è scaturita da un esposto presentato da un comitato locale tramite l’avvocato Maurizio Sergi. In una conferenza tenutasi circa un anno e mezzo fa, i membri del comitato avevano evidenziato che il tema sollevato possiede un fondamento nella Costituzione italiana.
L’impianto di Panigaglia è esente da alcune normative più severe, in quanto opera in deroga alla direttiva Seveso, poiché è classificato come stabilimento di “soglia superiore” e presenta un alto rischio di incidenti. Inoltre, la sua collocazione nel Golfo della Spezia, tra Fezzano e Le Grazie, lo rende particolarmente critico, essendo l’unico rigassificatore situato a terra. Rispetto ad altri impianti marittimi, che beneficiano di fasce di sicurezza di chilometri, il rigassificatore ha fasce di rispetto ridotte a poche decine di metri.
Il comitato ha sollevato preoccupazioni circa i potenziali rischi per la popolazione circostante, soprattutto considerando che nel Golfo transitano frequentemente diverse imbarcazioni per vari scopi, aumentando il rischio di incidenti. Inoltre, sono presenti anche obiettivi sensibili nella zona. La prosecuzione dell’indagine sarà fortemente influenzata dalla relazione tecnica elaborata dall’esperto incaricato dalla procura, la quale dovrà valutare la reale sicurezza dell’impianto e le sue implicazioni per la comunità.