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Morte avvelenate: risultati attesi dai medici tedeschi del Koch, ancora nessuna risposta agli esami

Gli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Restano ancora aperti i dubbi sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, le due donne decedute lo scorso dicembre a Pietracatella dopo essere state avvelenate dalla ricina. A tre mesi dall’invio dei materiali al laboratorio tedesco del Robert Koch Institute di Berlino, gli investigatori italiani attendono ancora una risposta ufficiale.

I quesiti inviati agli esperti di Berlino

Gli esami affidati ai tecnici tedeschi riguardano quattro punti fondamentali. Il primo riguarda l’eventuale presenza di ricina nei campioni biologici raccolti durante le autopsie. Il secondo si concentra sui 131 reperti sequestrati nella casa di Pietracatella durante il sopralluogo del 30 luglio.

Il terzo quesito è legato agli eventuali anticorpi contro la ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, familiari delle vittime. L’ultimo accertamento punta invece a verificare la presenza della sostanza tossica negli alimenti prelevati nell’abitazione tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.

Tempi scaduti e massimo riserbo

Per due dei quattro quesiti i termini sarebbero già scaduti, tra la fine di luglio e quella di agosto. Al momento, però, non risultano comunicazioni ufficiali né sull’arrivo di eventuali risultati, né su proroghe richieste o concesse. Gli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire ogni dettaglio della vicenda, mantengono il massimo riserbo.

La complessità degli esami sui reperti alimentari

Particolarmente delicato appare l’ultimo filone di analisi, anche perché il materiale inviato a Berlino comprende 73 campioni tra alimenti e liquidi. Oltre ai prodotti trovati in dispensa, in frigorifero e nel freezer, sono state esaminate anche due borracce e una boccetta di vetro.

Le borracce erano in una stanza della casa, su un tavolino vicino al camino: in una di esse c’era un liquido, probabilmente acqua, con residui solidi visibili. La boccetta, trovata invece nella dispensa dell’abitazione della madre di Gianni Di Vita, conteneva una sostanza granulare scura.