
Continua il confronto a distanza tra governo e famiglia Regeni sul tema della provvisionale da 150 mila euro riconosciuta alla Presidenza del Consiglio dalla Corte d’Assise di Roma. Il risarcimento è stato stabilito nella sentenza che ha condannato a 10 anni di reclusione tre 007 egiziani per il sequestro del ricercatore friulano, ucciso al Cairo nel 2016.
Su quanto deciso dai giudici di piazzale Clodio è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, sottolineando che si tratta di una sentenza non definitiva e che restano ancora tre gradi di giudizio. La presidente del Consiglio ha inoltre spiegato di non ritenere utile, per risolvere la vicenda, una chiusura dei rapporti diplomatici con l’Egitto, che a suo giudizio renderebbe la situazione ancora più complicata.
Le parole della premier hanno provocato una risposta immediata da parte dei genitori di Giulio Regeni, attraverso la loro avvocata storica Alessandra Ballerini. Secondo la legale, la provvisionale è immediatamente esecutiva e non occorre attendere il passaggio in giudicato della sentenza. A sostegno di questa posizione viene richiamato l’articolo 540 del codice di procedura penale, oltre al contenuto stesso del dispositivo.
Anche Paola e Claudio Regeni, in un’intervista, avevano ribadito la necessità di prendere atto della decisione della Corte e di reclamare il risarcimento del danno, chiedendo al tempo stesso una rottura con un Paese che considerano tutt’altro che sicuro.
Intanto, sul piano istituzionale, il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha fatto sapere che il governo attenderà la pronuncia della Cassazione prima di avviare le procedure per ottenere il pagamento dai condannati. Un percorso che, se affrontato per via diplomatica, appare lungo e tutt’altro che semplice.
Nel frattempo si è aperta anche una polemica per il rinvio della discussione in Commissione Difesa sul rinnovo del memorandum Italia-Egitto, che riguarda cooperazione tecnologica, equipaggiamenti e gestione di situazioni complesse. Il rinvio è stato motivato dall’assenza del relatore Mauro Malaguti, impegnato in un’altra commissione.
Dal Pd è arrivata una dura critica: per i dem si tratta di una scelta scandalosa, soprattutto mentre restano irrisolti problemi concreti per il comparto difesa, come stipendi, alloggi e pensioni dei militari.