
L’Aula di Montecitorio ha dato il via libera definitivo alla nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Un passaggio atteso e molto combattuto, arrivato dopo settimane di tensione politica e di scontri durissimi tra maggioranza e opposizioni. Il provvedimento introduce di nuovo le preferenze e prevede regole più rigide per i partiti che non sono già rappresentati in Parlamento.
Dal governo è arrivato un messaggio chiaro: la riforma, secondo la premier Giorgia Meloni e i suoi alleati, serve a dare stabilità al Paese e a restituire agli elettori un ruolo più diretto nella scelta dei propri rappresentanti. La maggioranza rivendica anche il fatto di aver tenuto compatta la linea politica, respingendo le previsioni di una possibile frattura interna. Per i sostenitori del testo, si tratta di una legge che mette fine ai giochi di palazzo e rafforza la governabilità.
Di tutt’altro tono gli interventi delle opposizioni, che hanno parlato di una riforma fatta a pochi mesi dal voto e pensata per convenienza politica. Elly Schlein ha accusato la destra di cambiare le regole per timore del giudizio degli elettori, mentre Giuseppe Conte ha criticato le preferenze definite “fasulle”. Nicola Fratoianni e Riccardo Magi hanno usato parole molto dure, parlando di una legge ingiusta e persino incostituzionale.
La giornata in Aula è stata segnata anche da cartelli di protesta, applausi della maggioranza e toni accesissimi. La riforma elettorale è ora legge, ma il clima resta rovente: per il centrodestra è una svolta di stabilità, per le opposizioni un’operazione costruita per difendere il potere. Uno scontro destinato a lasciare strascichi anche nei prossimi mesi.