
Il governo resiste: la norma sui rimpatri migratori resta invariata
Il governo italiano non intende tornare sui propri passi riguardo alla norma sui rimpatri dei migranti, parte integrante del recente decreto sicurezza. Questa decisione ha innescato forti critiche da parte del centrosinistra, dei legali e dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Martedì il provvedimento sarà portato in aula alla Camera per il voto finale. Mentre l’approvazione è blindata dalla fiducia, il decreto deve essere convertito in legge entro sabato per non decadere. Le dichiarazioni del presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, evidenziano come l’organo sia stato coinvolto a sua insaputa, ribadendo la propria estraneità rispetto all’emendamento approvato al Senato.
Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia e promotore della modifica, si è mostrato fermo nel sostenere che non ci siano errori da correggere. L’emendamento prevede un incentivo di 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nel processo di rimpatrio volontario, a condizione che il migrante ritorni effettivamente nel proprio paese. Tuttavia, il Consiglio Nazionale Forense ha preso le distanze affermando di non essere stato consultato né durante né dopo il percorso legislativo. La posizione di Greco è chiara: l’organo può sostenere economicamente il proprio personale, ma non può pagare avvocati per tali pratiche.
Le opposizioni non si sono lasciate sfuggire l’opportunità di criticare l’intera gestione della situazione. Per Francesco Boccia, la norma è da considerarsi “autoritaria e culturalmente fascista”. Michela Di Biase del Pd definisce l’incentivo ai rimpatri come un “bonus remigrazione”. Analogamente, Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, ha espresso preoccupazione per la confusione del governo in merito a questa normativa. Un segnale di apertura ai cambiamenti è giunto dal partito di Maurizio Lupi, che ha promesso un intervento successivo per rivedere l’emendamento, sottolineando l’importanza di garantire i diritti fondamentali nella difesa dei migranti. Tuttavia, il governo ha chiuso la porta a ulteriori modifiche, lasciando intravedere una corsa contro il tempo per l’approvazione finale del decreto.