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Valditara: Troppi stranieri in classe, protesta scuole e “decreto del razzismo” di Giani, polemica su norma e distanza da 20 km

Il nuovo decreto sulla scuola

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è tornato a difendere la misura che introduce un tetto del 30% di studenti stranieri per classe, spiegando che il tema della concentrazione nelle aule era stato già affrontato in passato, ma senza una soluzione davvero efficace. Secondo il ministro, il nuovo impianto normativo punta invece a dare risposte concrete, coinvolgendo gli uffici territoriali nella gestione dei casi in cui sia necessario collocare uno studente in un’altra sezione.

Valditara ha chiarito che il dato delle 34mila classi andrebbe comunque rivisto, perché dentro quel numero rientrano anche ragazzi nati in Italia o che parlano bene italiano. Ha aggiunto che, se non fosse possibile trovare una sistemazione adeguata, il governo ha previsto anche 14 milioni di euro per rafforzare l’insegnamento della lingua italiana agli alunni di recente arrivo.

Le reazioni politiche e istituzionali

Il provvedimento ha però acceso forti critiche. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha definito la norma “indegna”, mentre il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha invitato ad attendere il testo definitivo prima di valutare eventuali ricorsi. Anche il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi ha sottolineato che l’integrazione non si costruisce con soglie rigide, ma con progetti reali di inclusione.

Più prudente la posizione di Silvia Miglietta, assessora pugliese, che ha parlato di possibili criticità applicative e della necessità di investimenti paralleli sui servizi di supporto alle famiglie. La Regione Puglia, ha ricordato, ha già avviato misure per la mediazione interculturale negli istituti.

Proteste e dubbi sui costi

Intanto nelle scuole sono partite proteste e assemblee organizzate dagli studenti di Osa, che parlano apertamente di “decreto razzismo”. Critiche anche da Assoutenti, secondo cui la misura potrebbe tradursi in spese aggiuntive per le famiglie, costrette in alcuni casi a spostare i figli in istituti più lontani. L’associazione ha calcolato che anche pochi chilometri in più possono pesare sul bilancio domestico, tra carburante e trasporti pubblici.

Per il governo, invece, il decreto si inserisce in un percorso già avviato con Agenda Sud e Agenda Nord e con il potenziamento dei docenti formati per l’italiano ai neoarrivati. Resta però aperto il confronto politico, mentre il testo definitivo attende il passaggio parlamentare.