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Giorgia Meloni in Aula: la chiamata alle armi, maggioranza FdI con vedette e sospetti a Montecitorio

Clima teso all’inizio, poi il sollievo dopo il voto

Alla Camera la tensione si è sciolta solo intorno alle 13.30, dopo il primo voto a scrutinio segreto sulla legge elettorale. Fino a quel momento, nell’Aula e nei corridoi, il clima era stato tutt’altro che disteso: tra sospetti reciproci, ipotesi di “vedette” e controlli incrociati, la diffidenza sembrava ancora pesare molto dopo l’incidente parlamentare di metà luglio. Non a caso, un esponente di Fratelli d’Italia aveva commentato con cautela: “Vedremo se prevarranno interessi particolari”.

Parlamentari, governo e “fantasmi di Montecitorio”

La mobilitazione arrivata dai vertici dell’esecutivo ha riempito l’assemblea oltre il solito. In Aula si sono visti ministri, viceministri e sottosegretari, insieme a diversi parlamentari abitualmente poco presenti. Edoardo Ziello, deputato vicino a Vannacci, li ha definiti con ironia i “fantasmi di Montecitorio”, riferendosi alla folla che ha invaso prima il Transatlantico e la buvette, e poi l’emiciclo.

Richiami del presidente e polemiche sui controlli

Prima del voto segreto si sono registrati momenti di confusione: alcuni deputati, di entrambi gli schieramenti, si sono alzati in piedi o hanno lasciato il posto, costringendo il presidente Lorenzo Fontana a intervenire più volte per ricordare che si doveva votare seduti. Un accorgimento utile anche a garantire la regolarità della votazione. Nel frattempo, lo spostamento di alcuni dirigenti di Fratelli d’Italia verso i banchi più alti ha alimentato nuove polemiche. Il Pd ha letto quel gesto come la prova di una fiducia tutt’altro che solida, mentre da FdI hanno respinto ogni accusa parlando soltanto di una redistribuzione dei posti per permettere anche ai membri del governo di esprimere il voto.

Scambi politici e dialoghi trasversali

Fuori dai contrasti, non sono mancati i dialoghi tra avversari. Nel pieno della discussione sulle politiche e alla vigilia della manovra, si sono visti deputati avvicinarsi al ministro Giancarlo Giorgetti per scambiare due parole. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha parlato a lungo con Lorenzo Guerini, mentre nei banchi di Forza Italia è stata notata Marta Fascina. In Transatlantico, infine, ha continuato a muoversi Antonio Razzi, ormai presenza fissa del panorama parlamentare. Dopo ore di tensione, alla fine sono tornati sorrisi e pacche sulle spalle.