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Nuova Moschea a Torino: identità e luogo di preghiera, approfondimento

Le parole di Cirio sul progetto della moschea

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, è intervenuto sul tema della nuova moschea prevista a Torino, distinguendo in modo netto tra la tutela della libertà religiosa e il rischio che lo spazio venga interpretato come un simbolo identitario di più ampia portata. “Sono liberale e penso che la libertà di tutti vada garantita”, ha affermato, ricordando che tra queste rientra anche la libertà di professare il proprio credo.

Spazio di preghiera o simbolo politico?

Secondo Cirio, se si tratta di un luogo destinato esclusivamente alla preghiera, non ci sarebbero motivi per negarne la realizzazione. Diverso, però, sarebbe il caso in cui il progetto assumesse il valore di simbolo internazionale di identità religiosa, come sostenuto da alcuni commentatori. In questa eventualità, ha spiegato il governatore, le istituzioni avrebbero il dovere di approfondire la questione con attenzione, per capire fino in fondo la natura dell’intervento e le sue conseguenze sul territorio.

L’intervento della Regione Piemonte

Cirio ha chiarito che la sua posizione non mette in discussione la libertà religiosa, ma mira a verificare che l’operazione resti entro limiti coerenti con la funzione originaria dello spazio. Ha anche fatto riferimento al fatto che il progetto sarebbe finanziato in parte dal governo del Marocco, elemento che, a suo avviso, rende ancora più necessario un esame accurato da parte della Regione. “Se possiamo farlo rimanere uno spazio dove si prega, è giusto farlo”, ha concluso.

La linea politica di Maurizio Marrone

Nei giorni scorsi anche il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, è tornato sul tema annunciando una possibile modifica della legge urbanistica regionale dopo il permesso di costruire già rilasciato. L’obiettivo dichiarato è quello di bloccare il progetto così come immaginato dal centrosinistra, definito dal vicesegretario come un “Torinistan” non condivisibile. La vicenda, dunque, resta al centro del confronto politico piemontese.