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Persecuzione Religiosa: 388 Milioni di Cristiani Sotto Minaccia, 4800 Vittime e un Aumento delle Violenze in Africa

Cresce la Persecuzione contro i Cristiani: Dati allarmanti dal Rapporto di Porte Aperte

Aumento preoccupante della persecuzione anti-cristiana

Il nuovo rapporto di Porte Aperte segnala un record negativo nella persecuzione dei cristiani a livello globale. Sono oltre 388 milioni i cristiani che affrontano un elevato livello di oppressione e discriminazione a causa della loro fede, un dato che rappresenta circa 1 cristiano su 7. Questo incremento segna un ulteriore passo indietro per i diritti umani e la libertà religiosa nel mondo.

Donne e bambini in prima linea nella sofferenza

Tra coloro che subiscono violenze, ben 201 milioni sono donne e bambine, mentre 110 milioni sono bambini sotto i 15 anni. I dati rivelano un’orripilante crescita della violenza e della discriminazione, enfatizzando come una schiacciante maggioranza di queste vittime siano donne, in una situazione già precaria. Inoltre, il rapporto evidenzia che il numero di paesi con un livello di persecuzione estrema è passato da 13 a 15 negli ultimi anni, una tendenza allarmante che richiede attenzione immediata.

Condizioni e prospettive future

La Corea del Nord continua a mantenere il primo posto nella classifica delle nazioni più pericolose per i cristiani, mentre altri paesi africani come Nigeria, Sudan e Mali si trovano ai vertici per violenza contro le comunità cristiane. Il rapporto fa notare che oltre alla violenza esplicita, molti cristiani vivono isolati e costretti a operare in clandestinità. È in costante crescita il fenomeno delle Chiese sotterranee in regioni come Somalia, Yemen e Afghanistan, così come in aree più inaspettate come l’Algeria e l’Iran.

Sebbene i dati sulle uccisioni di cristiani siano aumentati da 4.476 a 4.849, con la Nigeria a fare da epicentro, il rapporto segnala una diminuzione degli attacchi alle chiese, scesi da 7.679 a 3.632. Cristian Nani, direttore di Porte Aperte, sottolinea l’urgenza di reinserire la libertà religiosa nel dibattito pubblico, evidenziando che è cruciale per i governi rendere la libertà di religione una priorità nelle loro politiche e strategie diplomatiche.